03 ottobre 2006

FRASE

"Lo spazio e il tempo non sono condizioni in cui viviamo ma in cui pensiamo."
Albert Einstein

03 agosto 2006

LE MALATTIE DA DIAGNOSI

La diagnosi, sempre, aggrava lo stress, stabilisce un' "incapacita", impone inattività, concentra i pensieri del soggetto sulla non-guarigione, sull'incertezza e sulla sua dipendenza da futuri ritrovati medici: tutte cose che equivalgono a una perdita di autonomia nella determinazione di se'. Inoltre, isola la persona in un ruolo speciale, la separa dai "normali" e dai "sani" ed esige sottomissione all'autorita' di un personale specializzato. Quando tutta una società si organizza in funzione di una caccia preventiva alle malattie, la diagnosi assume allora i caratteri di una "epidemia".
Ivan Illich, "Nemesi Medica - L'espropriazione della salute", 1976.
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01 agosto 2006

IL SENSO DI COLPA

"Quando commettiamo errori, piuttosto che sguazzare nel senso di colpa, possiamo trarre profitto purificandoli e continuare sul percorso. Come prima cosa, passiamo in rassegna le nostre azioni e sinceramente pentiamoci di quelle che hanno recato danno a noi stessi o agli altri (tali azioni sono motivate inevitabilmente da ignoranza, rabbia, o attaccamento...). Il rammarico è diverso dal senso di colpa: quest'ultimo, d'altra parte, è una forma di odio verso se stessi. Il rammarico nasce dopo una accurata valutazione delle nostre azioni e si fonda su una visione equilibrata dell'io. Il senso di colpa, al contrario, è una forma di odio verso se stessi. Esso è basato su una visione negativa dell'io e nasce da una eccessiva enfatizzazione della negatività dei nostri errori. Pentendoci dei nostri errori, noi possiamo imparare da essi e migliorare nel futuro, mentre sentendoci in colpa rimaniamo chiusi dentro in una spirale discendente ed improduttiva".
Tradotto da: "Working with Anger", Thubten Chodron, Ed. Snow Lion.
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17 luglio 2006

PENSI ANCORA A QUELLA DONNA...?

Un giovane monaco e il suo maestro Zen stavano rientrando al monastero sotto una fitta pioggia... La strada era fangosa e sporcava i loro vestiti.
Ad un tratto videro una bella fanciulla con uno splendido kimono di seta e un ombrellino, che esitava prima di attraversare una pozzanghera partciolarmente grande.
Il maestro, allora, si fece vicino e si offrì di prenderla in braccio per aiutarla a sporcarsi il meno possibile.
Attraversata la pozzanghera e ripresa la strada dove diventava meno fangosa, il maestro si congedò dalla ragazza, sotto gli occhi stupiti del suo giovane allievo.
Passò poco tempo, quando il monaco non potè fare a meno di chiedere:
"Maestro, poco fa tu ti sei avvicinato ad una bella ragazza e l'hai addirittura presa in braccio per aiutarla ad attraversare la strada... Come si concilia tutto questo con i nostri precetti che ci impongono di evitare le tentazioni dei contatti con l'altro sesso, proprio per concentrarci con maggiore impegno nella meditazione?"
Il maestro rispose:
"E' vero. Io prima ho preso in braccio una bella ragazza.
... E tu te la porti ancora dietro?"

14 luglio 2006

IL SOLE

"Vi sono esseri grandi, nobili e puri che hanno vissuto e ancora vivono sulla terra; ma quali che siano le loro qualità, è impossibile trovare una creatura che possa essere paragonata al sole per luce, amore e generosità. Il sole è l’unico sulla terra che esprima la grandezza di Dio, ed è lui che dobbiamo prendere come modello. Se gli esseri umani sono spesso deboli, cupi, tristi e astiosi, è perché non hanno per ideale qualcosa di infinito. Il loro ideale è di assomigliare a un dato membro della loro famiglia, a un certo uomo politico, a un determinato attore o a un certo miliardario. Ma che modelli sono questi? Andate a vedere le loro debolezze, le loro angosce, i loro disordini! Il sole, invece... Niente può essere paragonato a lui. Se lo prenderete come modello, il vostro intelletto riceverà la sua luce, il vostro cuore il suo calore, il vostro spirito la sua potenza. E, soprattutto, come lui, saprete essere generosi."
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Omraam Mikhaël Aïvanhov

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12 luglio 2006

LA SITUAZIONE DEI CANI IN ROMANIA






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TRE RAGIONI PER ESSERE FELICI

Ci sono 3 ragioni per essere felici nella giornata:

- al mattino, quando ci si sveglia,

perchè si ha un'intera giornata davanti...
- al pomeriggio, perchè se la prima parte della giornata è andata male,
ne rimane ancora una seconda per migliorare...
- alla sera, perchè se la giornata è andata bene, ne sarò felice,

mentre se è andata male, sarò felice che sia finita...

(antico detto cinese)

11 luglio 2006

RIGIDO, TENERO...

L'uomo, quando nasce, è tenero e debole.
Quando muore è duro e rigido.
Le piante, quando nascono, sono tenere e delicate.
Quando muoiono sono aride e secche.
Per questo il duro e il rigido
sono compagni della morte,
mentre il tenero e il debole
sono compagni della vita.
Un'arma troppo dura
si spezza;
un albero troppo rigido si schianta.
Ciò che è duro e rigido inaridisce,
ciò che è tenero e debole fiorisce.

Tao Te Ching (LXXVI)

UN ALLIEVO OBBEDIENTE

In un piccolo paese del Giappone giunse, un tempo, il maestro Zen Bankei, che attirò subito un grande interesse... la sua eloquenza, le sue lezioni, il suo insegnamento erano particolarmente apprezzati, grazie soprattutto alla grande arguzia e lucidità. Ben presto la sua fama si diffuse così tanto nei dintorni da far accorrere moltissime persone ai suoi insgenamenti pubblici, compresi i seguaci di un'altra setta buddhista, la Nichiren, presieduta in quei luoghi da un monaco particolarmente agguerrito. Accadde infatti che egli, vedendo ridursi il numero di discepoli, decise di fare visita al maestro Zen, per mettere in chiaro le cose e trovare una soluzione a questa "invasione" non gradita... Giunto sul posto in occasione di un discorso pubblico, attese che tutti si fossero sistemati ai propri posti e poi proruppe:
"... sono venuto qui per incontrare questo famoso insegnante Zen, che con le sue chiacchiere ha distolto tanti miei praticanti dalla giusta Via...
Fammi vedere come comandi alla tua folla: chi ti rispetta ti seguirà sicuramente, ma un uomo come me non ti rispetta... come puoi convincermi ad obbedirti?"
E Bankei disse: "Vieni qui accanto a me e te lo dimosterò"
... il monaco si fece largo tra la gente e si avvicinò sprezzante...
"Vieni, siediti qui alla mia sinistra" disse Bankei...
Ed egli si sedette.
"No, anzi mettiti alla mia destra, così parleremo meglio"
... e lui si alzò e sedette di nuovo.
"Come vedi" notò Bankei,
"stai facendo esattamente quello che ti ordino e trovo che tu sia molto gentile ad obbedire. Adesso stai zitto e ascolta le mie parole..."
Il monaco rimase in silenzio...

07 giugno 2006

Due o tre cose sul Reiki…

di Pierpaolo Bon
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Chissà quanto tempo passerà prima che qualcuno trovi il coraggio di scirvere e annunciare al mondo, senza pudori e false remore, che l’era New Age è oramai in piena decadenza, se non addirittura definitivamente conclusa...?
Chissà se riusciremo presto a incontrare qualcuno che riconoscerà nell’Era dell’Aquario un affascinante e nostalgico retaggio di un periodo storico emblematico e straordinario ma, oramai, ampiamente metabolizzato e superato?
Fermarsi un attimo a pensare che certi termini e certi fenomeni storici, sociologici, culturali appartengono ad un altro secolo (sì, proprio secolo) fa indubbiamente venire i brividi: "tempus fugit", e sarebbe bene rendersene conto sempre, indipendentemente dal fatto che uno porti a casa il pane facendo il notaio o l’operatore olistico... Da queste lucide e impietose considerazioni sembrerebbe facile dedurre una rapida scomparsa dalle librerie e dagli scaffali dei fruttivendoli di testi e immagini legati alla moda “New Age”: angeli, gnomi, folletti, numeri segreti, piramidi in mezzo al mare, extraterrestri, complotti intergalattici, sciamani in 24 ore nel proprio giardino di casa, pranoterapia a dispense, guaritori in 7 giorni, medaglioni di divinità esotiche di cui non si è neanche in grado di pronunciare il nome...
Niente di più falso! Gli scaffali sono ancora pieni e debordanti! Non cambia molto la situazione se si accende il PC e si gironzola un pò in rete: se possibile, anzi, il panorama peggiora in maniera esponenziale, come oramai da tempo succede sul web per qualsiasi argomento. Purtroppo il fenomeno New Age, o post-New Age come sarebbe giusto chiamarlo, non è altro che lo specchio dei nostri tempi, un’ennesima riprova delle abitudini riduzionistiche e superficiali dell’uomo moderno, riprodotte in un contesto specifico e di nicchia. Risulta così molto dfficile riuscire a destreggiarsi tra le suadenti sirene di facili scorciatoie per la suprema verità, la guarigione totale, la potenza divina: che sia proprio questa la grande prova che ci si pone dinnanzi? Non più quella di cercare nel deserto, ma quella di farsi largo tra la folla? La capacità di distinzione ha preso il posto della capacità di immaginazione? E, svariando tra le discipline e i sentieri di ricerca non pare cambiare la situazione: nessuno sembra essere immune da quest’ansia di riduzione, semplificazione, categorizzazione icnografica e simbolica.
Pensiamo al Reiki, ad esempio, come un momento esemplare di riduzione e trasformazione consumistica-semplicistica. Ancora oggi si vedono in giro volantini, conferenze, libri e volumetti con affascinanti immagini di fulmini e saette, angeli alati e cieli illuminati da creature amorevoli. Così come si incontrano e si ascoltano persone, anche in buona fede, esaltanti la straordinaria capacità di guarigione e di amore svipluppata già con il primo livello. E, allo stesso tempo, ci si sente chiedere quale riconoscimento verrà dato al “diploma” e quando si potrà esercitare l’”arte della terapia”, dopo che non è passato neanche il tempo di rimettersi le scarpe a fine seminario (se non addirittura prima di cominciare...). Ma come, verrebbe da chiedersi, possibile che sia così difficile capire che un percorso spirituale, qualsiasi percorso spirituale, debba essere intrapreso solo e unicamente per un supremo atto di EGOISMO, quello di gurarire, maturare, crescere o illuminare Sè stessi, prima ancora di qualunque altro??? E’ così difficle per l’uomo moderno ammettere le poprie debolezze e le proprie disperate necessità interiori pirma di rivolgersi all’altro, umano o divino che sia? Possibile che per iniziare un percorso di crescita ci sia ancora la necessità di affidarsi agli angeli, a alle luci e alle voci? Quanto tempo passerà prima che i giovani ricercatori del nuovo millennio accetteranno la straordinaria grandezza e, allo stesso tempo l’infinita miseria della natura umana?
Perché, facile e troppo banale ricordarlo, tutto quello che cerchiamo è già dentro di noi.
Noi impiegati, commessi, commercianti, notai, avvocati e casalinghe.
Forse poco esotico, poco “esoterico”, poco scenografico e poco New Age ma, terribilmente, vero. Così come troppo poco coreografico ammettere alcune verità oramai incontrovertibili e riconosciute dalla scienza, dalla fisica, dalla matematica e dalla medicina moderne.
Troppo poco folcloristico ritornare “sui banchi di scuola” a sforzarsi di unificare le correnti di pensiero nel tentativo di cogliere, sia pure limitatamente alle proprie conoscenze e predilezioni specifiche, una sintesi significativa e funzionante dell’evoluzione teoretica umana.
Forse meglio affidarsi ad altri, soprattutto se eterei e invisibili...
In natura, almeno per quanto ci è dato di percepire e supporre, tutto è energia. La luce, il sole, la luna, il vento, l’albero, il muro di mattoni, questo foglio di carta, chi lo legge e chi ci scrive, tutto è energia. Cambia solamente il livello vibrazionale, la qualità, il tipo di energia o come si desideri chiamarla. Perché, forse, proprio qui sta il nocciolo della questione: la mente umana e, di conseguenza, il nostro vocabolario, non è in grado di distinguere e definire i vari livelli di energia se non chiamandoli vento, albero, muro, angeli, diavoli, carta e quant’altro. E il Reiki è un livello di energia. Un livello di vibrazione molto alto, o sottile, o puro. E quando viene applicato a gradi diversi, o più bassi, o meno sottili, genera una trasformazione, un riequilibrio che può portare a trasformazioni che verranno via via definite fisiche, psichiche, emozionali (di nuovo il nostro vocabolario limitato…). Il Reiki è, quindi, un tipo di energia che, applicato ad altra energia, ne interferisce il livello vibratorio, riequilibrandolo ed innalzandolo. Tutto qui. Ma poco romantico. Ed ecco allora in aiuto termini come la luce divina, l’energia di amore, il potere di guarigione… Perché, stando al nostro vocabolario, questi sono i termini correnti più appropriati per descrivere certe manifestazioni. Il rischio è che sembrano anche quelli più adatti per attrarre le menti semplicistiche ma, contemporaneamente allontanarne altre. Ne vale veramente ancora la pena? Non sarebbe il caso, per il Reiki, così come per altre discipline, iniziare a fare chiarezza e ordine, togliendosi di dosso quella patina di santità e autorità esoterica che fa presa solo sui più pigri e faciloni?
Emblematica è pure la storia del Reiki, ancora oggi negata da molti, moltissimi, a cui, evidentemente, certi privilegi e accolite di seguaci fanno comodo, molto. Il Reiki, o reiji, venne “assembalto” e “riscoperto” in Giappne degli anni Venti da un medico generico di nome Mikao Usui che, nonostante la straordinaria campagna di disinformazione, risulta ormai difficile definire ancora ai giorni nostri come un “monaco crisitiano”. Usui era di origine scintoista semmai, e studioso buddhista, probabilmente praticante. Non a caso fu proprio la sua passione per il buddismo esoterico a portarlo a scoprire e attivare il metodo che attualemente chiamiamo Reiki, sicuro retaggio di discipline più complesse e complete, non ancora chiaramente individuate. Eppure bastò meno di una decna d’anni dalla sua morte a confondere le acque e a costruire ad arte una leggenda su origine, utilizzo e insegnamento del metodo. Una leggenda che viene tenacemente propugnata ancora adesso, nonostante sia oramai storia la scoperta del manuale manoscritto di Usui, della Tomba di Usui, del Monastero in cui meditava e studiava (è sempre stato lì, da secoli...) e dei luoghi e delle ultime testimonianze di superstiti venuti a contatto con la scuola-clinica originaria di Usui. Ad oggi disponiamo delle tecniche originarie di Mikao Usui, delle posizioni delle mani codificate da lui stesso, dei suoi consigli e delle sue meditazioni. Eppure, stranamente, in Occidente si preferisce credere alla leggenda, alle 21 posizioni rigide e codificate (Usui ne indica almeno 150), alle varie storielle colorate prive di alcun fondamento storico, geografico o culturale. Sembra quasi che noi uomini occidentali, farciti di scientismo e razionalismo, gongoliamo di fronte alla tentazione di interpretare la realtà in maniera diametralmente opposta, facendoci aiutare da draghi, angeli e grifoni. Troppo facile: non occorre essere un Harry Potter per vedere che sono le due faccie della stessa medaglia. Emblematico, ancora una volta, il modo di diffondere il Reiki in Occidente: tecnica di guarigione e di benesse.
Le due parole magiche: chi tra noi non ha una magagna o un acciacco da cui volersi liberare per sempre? Chi tra noi non ha un problema o un cruccio di cui volersi alleggerire?
Pensiamoci: quanta gente avrebbe attratto il Reiki se fosse sempre stato presentato come tecnica di meditazione, crescita spirituale, momento di riflessione e lavoro e fatica su sé stessi, disciplina esoterica energetico-vibrazionale in grado di mettere a nudo le proprie responsabilità e i propri blocchi emozionali, prima ancora che come tecnica di trasmissione dell’energia anche ad altri (e qundi in grado, proprio per transazione, di produrre anche ad altri questi effetti)???
Quanta gente si sarebbe avvicinata al Reiki sapendo che Mikao Usui, essendo un medico giapponese, aveva preferito applicare il suo metodo a processi di guarigione emozionale-fisica prima che spirituale-esoterica, proprio per le sue specifche competenze mediche, anatomiche, fisiologiche?
Domande retoriche e risposte scontate.
Eppure la storia e l’attualità del Reiki sembra così emblematica di una certa tendenza che, dagli anni Settanta ad oggi, sembra non mollare la presa. Chissà se le nuove generazioni si avvicineranno alla spiritualità con maggior disincanto e, quindi, con maggior disponibilità e modestia. Chissà se gli “insegnanti”, i “master”, i “facilitatori” e quant’altro (per carità, non usiamo il termine maestro per nessuna disciplina!) che sono transitati nel nuovo millennio accetteranno le nuove esigenze di una società e di una domanda culturale in rapido mutamento, a parte il non trascurabile fatto di dovere mettersi in pari, prima o poi, con la Verità, quella nuda e cruda, quella vera, quella che non guarda a titoli, diplomi, onori e templi.